72  Ziu Cheddu

Briciole

Ziu Cheddu era un uomo calmo, riflessivo, uno di cui si dice che “non lo porta via il vento”. Passava la maggior parte del tempo in campagna a fare qualche lavoretto in un suo campicello, e talvolta portava con sé il fucile e qualche cartuccia; non perché fosse appassionato per la caccia, ma così, perché… non si sa mai; e poi, perché aveva preso il porto d’arma?

Un giorno (era autunno inoltrato), mentre mangiava un tozzo di pane seduto sotto un albero, vide a circa venti passi un bel tordo grasso, che saltellava di qua e di là fra i radi arbusti in cerca di bacche. Lentamente, Ziu Cheddu prese il fucile che teneva a terra a portata di mano, e piano piano per non spaventare l’uccello, imbracciò l’arma e puntò. E mentalmente fece questo soliloquio: “Se lo punto bene, sicuramente lo centro; ma se lo centro, lo disintegro. E allora, che me ne faccio? Quasi quasi, lo lascio vivere” (vedi nota). Non aveva ancora finito il pensiero, che il tordo, con un frullo, sparì nella macchia.

Ziu Cheddu non era un buon cacciatore, ma era un cacciatore… buono.


Nota.- Ziu Cheddu era pressochè analfabeta e pertanto pensava e parlava soltanto in sardo-campidanese. Il soliloquio, come lui stesso ebbe a raccontarlo, fu in questi testuali termini, metatesi comprese:

“Chi ddu puntu ddu ’ntrìnniu; chi ddu ’ntrìnniu ddu shrefu; chi ddu shrefu, ita mi ’ndi fazzu? Casi gasi, ci ddu lass’andai.”

29 novembre 2001