22 Influssi
Quella notte andò a letto tardi, ma non riusciva a prender sonno. Una strana agitazione lo pervadeva; eppure aveva già pronto tutto per l’indomani mattina: aveva concluso tutte le ricerche; aveva individuato i quattro numeri fatati, concordanti con le estrapolazioni delle sestine di Rutilio Benincasa, fatti tutti i riscontri sulla mole di annotazioni prese nella giornata. Non restava che andare al botteghino e giocare. Si, la vincita era lì a portata di mano, non poteva mancare. Mai più si sarebbe presentata, nella sua vita, una circostanza così favorevole: ben cinque pianeti (Giove, Saturno, Marte, Nettuno e Mercurio) in convergenti linee d’influenza, amplificate dalla posizione ininfluente di Venere, di Urano e di Plutone (la Luna totalmente fuori campo), ma soprattutto la conclusione del Trigono dell’Acqua, davano la più ampia garanzia di successo. C’era inoltre, a fugare ogni dubbio, la concorrente favorevole posizione del grande Orione, mai così vicino, in apparenza, alle orbite planetarie, e che con la spettacolarità delle sue quattro stelle giganti e dei suoi ammassi stellari, sembrava bene auspicare.
Finalmente si addormentò, dopo avere a lungo fantasticato sulla nuova vita che stava per aprirsi davanti a lui, vita di ricchezza, di agi e di viaggi, di comodità finora impensabili, di sfizi ed appagamenti mai neppure sognati.
All’alba era già in piedi. L’ansia lo metteva in uno stato di tensione, che non riusciva a dissimulare e che traspariva dall’insolito tremore alle mani, e che non passò inosservato alla moglie. Già contrariata per l’anticipato risveglio, gli chiese con tono acido: “Ma si può sapere che diavolo ti prende? Dove devi andare?” Le rispose, cercando il tono più calmo e rassicurante, che doveva incontrare un amico, per una questione di lavoro, ma che sarebbe rientrato subito, poco dopo le otto.
Come previsto, puntò centomila lire sulla quaterna alla ruota di Genova. Nonostante l’assoluta certezza che aveva riposto nei suoi elaborati, puntò altre cinquantamila lire alla ruota di Bari su un terno tratto, con una formula di sua invenzione, sui quattro numeri della quaterna; e dato che c’era, puntò ancora venticinquemila lire per un ambo su Cagliari ed altre venticinquemila per un altro ambo su tutte le ruote. Tornò a casa finalmente rilassato, a passo lento, quasi strascicando i piedi.
La moglie gli ricordò che c’era da pagare la bolletta del telefono: (“Centoquarantamila, bello!”) Ma lui fece spallucce: (“C’è ancora tempo.”) Il tono della voce, insolitamente dolce, tranquillo, come di uno che abbia finalmente risolto tutti i suoi problemi, insospettì la donna: (“Che l’amico, per caso, avesse la gonnella?”) Ma non disse nulla, limitandosi, di tanto in tanto, a guardare di sottecchi il marito, che dopo aver cincischiato un po’ con le sue scartoffie, prese l’atlante e sprofondò nelle sue fantasie sulle cartine del Nord-America.
Un disastro! Non uscì un solo numero! Eppure, quelli giocati erano la risultante matematica di una lunga serie di statistiche, di osservazioni decennali, di elaborazioni di esperti, raccolte in svariati volumi che il nostro personaggio teneva a portata di mano nella sua libreria. Non ci poteva credere. Si sentì invadere da un profondo senso di sgomento, di disperazione; non per la perdita della giocata, pur rilevante date le non floride condizioni economiche di famiglia, ma per il crollo così totale e repentino delle sue certezze. Un’onda di pianto gli serrò la gola. Pensò: “È così che si cade nella depressione!” E si sentì ancor più smarrito.
La moglie, vedendolo così abbattuto, e ricevendo alle sue domande solo risposte evasive, si convinse ancora di più che sotto sotto ci dovesse essere qualche tresca finita male. Si rassegnò quindi ad aspettare, vigilante, l’evolversi della situazione. E non dovette aspettare a lungo.
Il giorno dopo, all’ora di pranzo, il telegiornale dette una notizia che lasciò totalmente indifferente la donna, ma che fece drizzare le orecchie al marito: il telescopio orbitante Hubble aveva appena captato, e stava trasmettendo, una serie di dati impressionanti su uno sconvolgimento cosmico non ben precisabile, sicuramente catastrofico. A detta degli esperti, doveva trattarsi probabilmente dello scontro fra due galassie o fra due ammassi stellari, avvenuto alla pazzesca distanza di ben dodici miliardi di anni luce. “Nessuno - proseguì lo speaker- è ancora in grado di valutare se e in qual misura le emanazioni dell’incalcolabile energia liberata nello scontro giungano sul nostro sistema solare e quali effetti potranno avere sul nostro pianeta, sull’ambiente e soprattutto sull’uomo.”
“Ma è tutto chiaro!” Esclamò il nostro lottista, con l’espressione che dovette avere Newton quando gli cadde la mela sul capo. La moglie lo guardò stupita; le sembrò che la prostrazione lo abbandonasse all’improvviso per far luogo ad uno stato di agitazione ancor più inspiegabile, immotivato. Era balzato su dalla sedia andando a piazzarsi ad un passo dal televisore per non perdere neanche una sillaba delle ulteriori, scarne notizie dette dallo speaker. Ma l’argomento fu presto accantonato; ben altri problemi interessavano gli italiani: dalla Commissione parlamentare su Tangentopoli, ai referendum di Pannella, alla minaccia di secessione di Bossi.
“È tutto chiaro!” ripetè il nostro uomo come parlando a se stesso, sedendosi nuovamente a tavola. Riprese a mangiare lentamente, rimuginando nel pensiero: “Ora tutti gli studi degli ultimi trecento anni, tutte le statistiche, la Cabala, le Smorfie, i Barbanera non serviranno più a niente! È stato sconvolto tutto il sistema di osservazioni e di registrazioni astrologiche, di studi, di elaborazioni statistiche finora eseguite. È tutto da reimpiantare di sana pianta. Te l’immagini, se risultasse sconvolto anche l’ottocentenario ciclo dei Trigoni? Proprio ora che il Trigono dell’Acqua sta doppiando la boa!”
Ora il suo viso appariva rasserenato. Le sue certezze non lo avevano tradito! Erano cadute, come un eroe in battaglia; ma non lo avevano tradito. “E con quale nemico! - pensava - Almeno un trilione di Soli che si precipitano l’uno contro l’altro, liberando un’energia forse superiore a quella scatenata da un miliardo di trilioni di bombe atomiche! Si, dodici miliardi di anni luce fanno una bella distanza; ma gli influssi? Quelli, chi li ferma?”
23 gennaio 2000