7 Masino
Nei tre anni del liceo trascorsi ad Oristano (1945-48), oltre che compagni di classe, siamo stati intimi amici. Andavamo d’accordo su tutto: la nostra era un’amicizia limpida, nata così dal primo giorno che ci siamo incontrati. Era di carattere dolce, umile, mai strafottente con nessuno. Educatissimo, pulitissimo, mai un accenno alla ricchezza (in beni e in danari) della sua famiglia; ricchezza che comunque appariva evidente dalla sua innata eleganza nel vestire, dalla biancheria ai vestiti, tanti vestiti, confezionati su misura da buone sartorie. Per quei tempi era davvero una cosa strana vedere un ragazzo così elegante in mezzo a tanti compagni vestiti da soldati americani; la fame e i disagi del dopoguerra, infatti, tardavano a scomparire. Né faceva sfoggio dei suoi beni personali, quali per esempio la macchina (sì, aveva una Balilla - 3 marce tutta sua, cui teneva moltissimo) ed un orologio d’oro massiccio, con calotta e catena pure d’oro. Ricordo ancora la marca: “Germinal - Suisse”. Quanto alla macchina, la usava solo per andare fuori Oristano, mai per venire a scuola, nemmeno nelle giornate di pioggia, perché non voleva fare lo spaccone in tempi in cui era un lusso possedere una bicicletta sgangherata.
Purtroppo, dopo la maturità ci siamo persi di vista. Allora le comunicazioni erano ancora affidate quasi esclusivamente alle poste. Comunque sia, ci siamo persi di vista. Ma il suo ricordo non mi ha mai abbandonato, e nemmeno lui credo mi abbia mai dimenticato, anzi ne sono sicuro. Al riguardo, voglio qui raccontare questo fatto misterioso.
Circa sei anni fa, lo vidi in sogno. Era giovane come ai vecchi tempi, mi sorrideva sereno, tranquillo, e mi disse, come se nulla fosse: “Sai, sono morto!” E vedendo il mio sbigottimento, soggiunse: “Ma non è nulla, sai; sto bene. Sto molto bene!” E svanì.
La mattina mi svegliai col pensiero di Masino, rimuginando sullo strano sogno. La sera, come facevo quasi tutti i giorni, nel corso della solita passeggiata feci sosta all’Oratorio e mi sedetti a un tavolino su cui qualcuno aveva lasciato l’Unione Sarda del giorno, aperta alla pagina dei necrologi. Tutta una colonna di annunci mi gridò coi caratteri in neretto: MASINO SALIS, MASINO SALIS, MASINO SALIS …
Luglio 1999