37 Superman
Dicit insipiens in corde suo: non est Deus.
(Salmo 13/1).
Mi guardi quasi con commiserazione, come se fossi lo scemo del villaggio. E tutto perché, molto semplicemente, ti ho esternato le mie certezze in materia di fede, senza le quali mi sentirei perduto, schiacciato. Argomenti che la tua mente atea non recepisce.
“Credevo tu fossi una persona intelligente” - mi dici - “Ma devo ricredermi. Come puoi credere a tutte queste assurdità?”
Con argomentazioni peregrine, cerchi di confutare le mie certezze. Secondo te, l’unica certezza è la materia, da cui tutto si origina, anche l’anima. Ma allora, spiegamela quest’anima ‘materiale’: la mia mente si rifiuta anche di cercare di concepirla. Dunque, tu sostieni che l’anima altro non è che la parte cosiddetta ‘vitale’ dei corpi ‘viventi’ (cosi detti per distinguerli dagli ‘inerti’). Essa ha avuto un’unica origine in un’epoca geologica remotissima, da sostanze inorganiche (probabilmente da una miscela di acqua, ammoniaca, metano e idrogeno) sottoposta per lungo tempo ad alta temperatura ed a scariche elettriche ad elevato potenziale (fulmini). Da qui avrebbero avuto origine gli amminoacidi e quindi le proteine, costituenti la materia capace di organizzarsi, per passare, in tempi cosmici, dalle più elementari alle più evolute forme di vita.
“Ammettiamolo” - dico conciliante.” Ma permettimi l’eterna domanda. Un giorno, anche tu dovrai morire. Tutti sappiamo molto bene cosa avverrà del corpo. Ma la tua anima, che destino avrà?”
Ora mi guardi irritato. Mi sembra di leggere il tuo pensiero (“Come osi tu, povero insignificante baciapile, soltanto sfiorare la mia persona col pensiero della morte?”)
“Intanto - rispondi seccato - alla morte non ci penso mai; io penso solo alla vita, che per quanto mi riguarda sarà la più lunga possibile. Io ho grande fiducia nella scienza. Dedicherò tutte le mie energie e tutte le mie risorse al prolungamento della vita. Il dopo non esiste. Me ne andrò solo quando mi sarò stufato di vivere! E dopo non ci sarà più nulla.”
Dici queste cose con un atteggiamento spavaldo, lo sguardo altero, il robusto torace ben proteso in avanti, quasi a sfidare il destino. Mi sembri Superman e un po’ - ma solo per un istante - mi metti in soggezione. Poi tagli corto, e con una scusa fai per andartene.
Come spesso mi capita, ho una fulminante associazione di idee, e ti chiedo: “Sei mai andato a pesca di cernie?”
Mi guardi stupito e mi fai: “No, perché?” Io faccio un vago gesto con la mano, come per dire: ‘Lasciamo perdere’; e ci separiamo.
A dire il vero, non era stata solo un’associazione d’idee, ma il nitido ricordo di quando, ormai saranno quarant’anni, si andava a pesca a Cala Piombo col gozzo di Antonio M. Io restavo solo a governare la barca, mentre gli amici, esperti cacciatori subacquei, facevano le loro battute. L’ultimo a rientrare, quel giorno, fu Dario. Gettò sul pagliolo prima il fucile, poi la cintura zavorrata, quindi si aggrappò allo scafo e lo aiutammo a saltare dentro. In coro gli chiedemmo:“Dario, hai perso fiocina e sagola?” No. Non aveva perso nulla. Ci spiegò che aveva arpionato una grossa cernia, di almeno quindici chili, che però con un guizzo s’era intanata in un anfratto e non c’era stato verso di tirarla fuori. Quindi aveva sciolto la sagola dal fucile e l’aveva legata saldamente ad uno spuntone d’uno scoglio. Disse: “Ora è inutile affannarci. Torniamo a prenderla domani, quando sarà sfinita, se non morta. Dall’arpione non potrà liberarsi”.
Ah, l’arpione! Mi sembrava di vedere il grosso pesce dibattersi inutilmente nell’anfratto, perdendo il sangue, le forze, la vita; mentre il ferro, ancorato nella carne, non mollava la presa nemmeno di un millimetro…
Quell’immagine, creata dalla mia fantasia eppure così reale, si è fissata nella memoria perché, forse inconsciamente, l’ho sempre associata al destino di tutti gli esseri viventi. Siamo tutti “cernie arpionate”, fin dalla nascita. Ciascuno avrà la sua sagola, più o meno lunga; ma nessuno la può recidere, né tanto meno può liberarsi dall’arpione. Nessuno. Nemmeno tu, povero Superman dall’anima di petrolio o di plastica!
10 luglio 2000