29  I doni

Pensieri

Quando la lingua della liturgia era il latino, ricordo che spesso mi capitava di restare colpito da certe frasi che, se non capite all’impronto, mi affrettavo a tradurre col vocabolario e la grammatica. Potrei citarne tantissime. Voglio ora soffermarmi su un insegnamento di S. Paolo nella 1a lettera ai Corinzi (4, 7):
“Quid habes, quod non accepisti? Et si accepisti, cur gloriaris quasi non acceperis?”

È un insegnamento profondo quanto un abisso! “Che cosa hai tu, che non abbia ricevuto? Cioè, che cosa hai che non ti sia stato donato? E se tutto ti è stato donato, perché meni vanto di quello che hai, come se non l’avessi ricevuto, ma l’avessi acquisito per tua iniziativa, con le tue sole risorse?

Non c’è uomo che non si vanti di qualche sua cosa, di qualche suo bene, di qualche sua azione, delle cose realizzate nella vita, della ricchezza accumulata, della carriera, delle conquiste, eccetera. Ma raramente si pensa che alla base di tutto c’è un dono fondamentale che ogni uomo ha ricevuto: la vita. Nessuno ha chiesto di nascere, né in alcun modo ha contribuito alla sua creazione; quindi ognuno, con la vita, ha ricevuto tutte le potenzialità che poi si estrinsecheranno nelle azioni, nelle scelte, nelle decisioni, nelle realizzazioni, nelle vittorie (e anche nelle sconfitte), che costituiranno il peculiare evolversi dell’esistenza di ogni uomo.


Se dunque la vita è un dono, anzi il più grande dono che si possa mai ricevere, la gratitudine del beneficiario verso i donanti dev’essere totale, eterna. Si, eterna come è eterna la vita. (Per il credente, la vita è come ciò che in geometria si chiama “semiretta”, la linea immaginaria che, originata in un punto, si protrae all’infinito). E i sentimenti di gratitudine e di rispetto del figlio verso chi l’ha generato dovrebbero essere spontanei. Si resta inorriditi di fronte ai maltrattamenti, addirittura alle percosse e anche all’uccisione di genitori da parte di figli degeneri, episodi purtroppo abbastanza frequenti nelle cronache di questi tempi. Ma anche nel passato (recente e remoto) le cose non andavano meglio; tant’è vero che nella Scrittura sono frequenti i richiami ai figli perché non manchino di rispetto ai genitori anche se questi dovessero, come si dice, andar fuori di testa. Addirittura, è frequente la minaccia: onora e rispetta i genitori, se vuoi vivere lungamente.

18 febbraio 2000

Dal libro del Siràcide1 (3, 2-6; 12-14).

Il Signore vuole che il padre sia onorato dai figli, ha stabilito il diritto della madre sulla prole. Chi onora il padre espia i peccati; chi onora la madre è come chi accumula tesori. Chi onora il padre avrà gioia dai propri figli e sarà esaudito nel giorno della sua preghiera. Chi onora il padre vivrà a lungo; chi obbedisce al Signore dà consolazione alla madre. Figlio, soccorri tuo padre nella vecchiaia, non contristarlo durante la sua vita. Anche se perdesse il senno, compatiscilo e non disprezzarlo, mentre sei nel pieno vigore. Poiché la pietà verso il padre non sarà dimenticata: ti sarà computata a sconto dei peccati.


  1. Dalla liturgia della 1a domenica dopo il Natale: festa della Sacra Famiglia.↩︎