77  Matteo

Briciole

Ogni mattina, puntualmente alle sette, Matteo incominciava il suo lavoro in un tratto della provinciale, lontano dalla Cantoniera. Il compito era abbastanza gravoso: si trattava di ripristinare e rimodellare le due cunette laterali di scolo, che a causa delle violente piogge, erano rimaste interrite e praticamente cancellate da detriti, pietre e fango. Matteo era orgoglioso del suo lavoro, anche se questo in effetti non differiva da quello d’un semplice terrazziere. Lui si consolava pensando: “Forse che un terrazziere va a picconare con un berretto a visiera rigida di foggia militare come il mio, con tanto di fregio con le lettere SP dorate? Forse che un terrazziere ha la potestà (che io ho) di elevare contravvenzioni stradali? Senza contare poi la sicurezza del posto di lavoro? Certo, la paga è un po’ scarsa, ma si può tirare avanti benino.”

Matteo faceva queste semplici considerazioni forse per rintuzzare, in cuor suo, il livore, l’invidia dei compaesani per la sua sistemazione, invidia che essi sfogavano con frecciate del tipo: “Matteo, cosa significa SP? Sterra Puddas? O Senza Pane?”

Certo, i disagi non mancavano: tutto il giorno lontano da casa, con qualunque tempo, sotto il solleone o nelle intemperie più avverse, avendo per riparo la cerata, gli stivaloni di gomma e l’ombrello. E poi, sempre solo, senza poter scambiare una parola con alcuno, tanto che spesso si lasciava andare a lunghi soliloqui, o addirittura parlava con le bestioline che si ritrovava davanti (una rana, un insetto, un pettirosso…)

Un fatto, poi, che gli dava molto fastidio era quello di dover ogni giorno soddisfare i suoi bisogni corporali in aperta campagna, per cui, al momento opportuno, doveva cercarsi un riparo: una siepe, una rupe, un ponticello. E tutti i giorni, dovunque si appartasse, al momento giusto si ritrovava attorniato da un nugolo di scarabei stercorari (in campidanese: carrabusus), pronti ad appallottolare quanto lui …deponeva sul terreno. Ed anche con questi animaletti, a volte, tentava uno scambio di idee.

Un giorno (come lui stesso raccontava), fin dal primo mattino accusò un forte mal di pancia, forse a causa della cena indigesta; e così durante la mattinata dovette svariate volte lasciare il piccone in cunetta e trovarsi velocemente un riparo. I coleotteri giunsero in volo puntuali. Matteo ne osservò uno che pareva particolarmente deluso, e con un po’ di ironia gli disse: “Eh! Oi, goppài carrabusu, chi non t’has portau frascu…” (= Eh! Oggi, compare scarabeo, se non ti sei portato recipiente…)

20 dicembre 2001