108 IV Comandamento
Se mi soffermo a meditare su qualche versetto della Scrittura, talvolta faccio delle scoperte sconcertanti. Oggi, per esempio, mi è venuto in mente che tante volte, nella Bibbia, ricorre, in aggiunta al quarto Comandamento, l’esortazione al figlio di rispettare e onorare i genitori, in ogni circostanza; esortazione seguita ogni volta dall’avvertimento: “se vuoi vivere lungamente”. Perché, mi son chiesto, il Signore è così sollecito nei riguardi dei genitori, pur sapendo che molte volte il comportamento di questi nei riguardi dei figli è severamente sanzionabile?
Pensandoci un po’ su, arrivo a questa conclusione, che mi auguro non possa essere ritenuta da alcuno irriverente e tanto meno blasfema. Sarà forse molto lontana dalle interpretazioni esegetiche dei teologi, ma ciò che scrivo (qui e altrove), deve essere pienamente conforme a ciò che penso. In sostanza, penso che i genitori, nel mettere al mondo dei figli, non sono altro che collaboratori del Creatore. Essi infatti originano il corpo, ossia la parte fisica, caduca, del nascituro; mentre è il Signore che vivifica col Suo Spirito eterno il nuovo essere.
Mi rendo conto che una tale affermazione si può prestare a tante obiezioni, anche difficili da controbattere; ritengo però di essere nel giusto, partendo dal concetto assiomatico, o meglio, dogmatico che è solo Dio il Creatore dell’anima di tutti gli esseri viventi. Sembrerebbe quindi che il Signore, con questo Suo comandamento di cui sto parlando, abbia voluto, proprio in funzione della collaborazione, rendere implicitamente partecipi i genitori dell’onore e della glorificazione a se stesso dovuta.
28 gennaio 2004