88  La banda

Briciole

Ancora ricordi. Di nessuna importanza, ma vividi e insistenti. Mi pare che, parlandone, riesca in qualche modo a liberarmene.

Oggi è la volta dell’Artiglieria, ovvero del battaglione “Obici” del 13° Reggimento, venuto a svernare, nel ’44, in paese (Ales).

I “pezzi” (mod. 149/19), erano perfettamente allineati in un uliveto proprio al limite Ovest del paese, con le bocche puntate contro una collina, come se si attendesse da lì un attacco nemico. Di quel Battaglione, faceva parte anche la Banda reggimentale, e forse questo, per il paese, era il particolare più interessante. Infatti, dato che i soldati non avevano nulla da fare, salvo qualche ora di inutile “istruzione”, il Comando pensò di far cosa gradita alla popolazione facendo eseguire, due volte alla settimana, dei piccoli concerti dalla Banda nel piazzale della cattedrale. La cosa ebbe un successo enorme e la gente, in massima parte contadini e pastori, la cui cultura musicale non andava oltre il ballo sardo suonato dalla fisarmonica o dalle launeddas, cominciò a rendersi conto che esistevano tante altre musiche bellissime, e qualcuno prese a familiarizzare con personaggi mai sentiti prima, come Verdi, Bellini, Puccini e anche Mozart. I musicanti divennero quindi i beniamini della gente, e al termine dei concerti quasi tutti finivano la serata graditi ospiti di qualche famiglia. Ma i più tifosi erano i ragazzini: c’era qualcuno che conosceva tutti i musicanti per nome e cognome. Io, a mala pena, oggi ricordo solo tre cognomi: Gulisano (1a tromba), Pacelli (clarinetto) e Castellano, indimenticabile perché, grande e grosso come un armadio, non suonava, come sembrerebbe naturale, né il basso tuba, né il bombardino o un flicorno; suonava - pensate un po’ - l’ottavino, che addirittura spariva fra le sue mani gigantesche.

2 luglio 2002