96 L’oroscopo
L’astrologia è la più lunga malattia
che abbia afflitto la ragione umana.
(J.S. Bailly, astronomo francese del ’700).
Secondo una millenaria tradizione, l’oroscopo è l’osservazione e, possibilmente, il riconoscimento della stella o delle stelle che emergono all’orizzonte al momento della nascita di un individuo, in corrispondenza della “casa” o sezione dell’eclittica in cui è ubicato il Segno zodiacale del periodo. Per chi ci crede, questa osservazione è importantissima, perché dagli influssi di quella o di quelle stelle, sarà determinato il carattere ed il destino di tutta l’esistenza di quell’individuo.
È ovvio che nell’antichità (e forse anche oggi) tali osservazioni venivano fatte ad occhio nudo; ma qualunque fosse l’acutezza visiva dell’osservatore, altro non poteva vedersi che qualcuna delle tre o quattromila stelle visibili nell’emisfero. Se in tali stelle, poi, poteva riconoscersi taluna delle costellazioni già catalogate, bastava scartabellare gli antichi codici (mesopotamici o caldei, egizi o greci, punici, etruschi o romani), e la sentenza era tratta.
Di che natura fossero gli influssi, noi non lo sappiamo; ma sicuramente non lo sapevano nemmeno gli astrologi, che pertanto dovevano lavorare di fantasia, una volta esaurita la scorta degli attributi caratteriali, assegnati dalla mitologia ai singoli soggetti “ravvisati” nelle costellazioni. C’è da dire, infatti, tanto per fare chiarezza, che gli antichi hanno ritenuto di poter ravvisare, nelle costellazioni, figure di personaggi e di animali tratti soprattutto dalla mitologia greca e latina, collegando le varie stelle del gruppo con linee immaginarie, sì da formare l’immagine. Tali figure, quindi, come vedremo qui appresso, non hanno alcun valore né scientifico né fisico.
Dobbiamo comunque essere molto indulgenti nei confronti degli antichi per la loro credulità nell’astrologia; lo stesso Dante, lo stesso San Tommaso d’Aquino in qualche modo ammettevano l’influenza delle stelle sul carattere degli individui. Meno giustificabili, invece, Brahe e Keplero, valentissimi astronomi del XVI secolo, che addirittura si dedicarono anche alla elaborazione di oroscopi.
Anticamente, l’astrologia era considerata una scienza e presso i greci era sinonimo di astronomia. Nel Medioevo e almeno fino al settecento si studiava nelle Università.
Oggi questa pseudo-disciplina è relegata fra le scienze occulte, e la cosa sarebbe tutta da ridere, se non avesse, come purtroppo ha, un risvolto deleterio e in certi casi drammatico. Oggi infatti l’astrologia è un potentissimo mezzo in mano di ciarlatani senza scrupoli, che avvalendosi anche della complicità dei mezzi di informazione, riescono a realizzare ingenti guadagni gabbando, con illusori vaticini, la gente credulona e ignorante. Secondo me, la stampa e la televisione, anziché pubblicare le baggianate degli oroscopi, farebbero opera davvero meritoria informando di tanto in tanto sulle acquisizioni della Scienza. E non servirebbero grandi discorsi: basterebbe spiegare, per esempio, che i famosi Segni zodiacali sono fantasiose invenzioni dell’uomo, risalenti a migliaia di anni fa, che non hanno alcun riscontro nella realtà astronomica e fisica. Si potrebbero anche divulgare alcuni esempi, come questo: prendiamo il Segno del Leone, che è costituito da uno pseudo-gruppo di stelle noto a tutti e facilmente individuabile (da maggio a luglio). Limitiamo pure l’osservazione a sole quattro stelle principali, ossia a Regulus (Alfa) a Denebola (Beta), alla Epsilon ed alla Eta Leonis. Scorrendo un qualunque testo di astronomia, facciamo delle scoperte interessanti. La stella Alfa (Regulus) dista da noi 70 anni-luce ed ha una luminosità 110 volte maggiore di quella del nostro Sole. La stella Beta (Denebola) è distante 40 anni-luce. La stella Epsilon dista 360 anni-luce ed è 525 volte più luminosa del nostro Sole. La stella Eta è distante ben 650 anni-luce ed ha una luminosità pari a 1100 volte quella del nostro Sole. Dunque, non si tratta di un “gruppo” di stelle, essendo lontanissime e diversissime l’una dall’altra.
Ora, che nesso può esistere (a parte la gravitazione universale) fra corpi celesti così lontani fra loro, affondati negli abissi dello spazio infinito, e soprattutto che relazione può instaurarsi fra quelle stelle gigantesche e mostruose ed il nostro piccolissimo e addirittura (in proporzione) invisibile pianeta? E quali influssi, se influssi ci sono, potrebbero essere talmente concentrati e mirati, da essere recepiti e captati dal bambino al momento della nascita, o comunque dall’uomo nella molteplicità delle sue attività psico-fisiche, mentre da distanze così immense la Terra stessa è come se non esistesse? (Antonio Di Pietro, l’ex P.M. di “Mani Pulite”, direbbe: “Che ci azzeccano codeste stelle coll’uomo?”).
Non posso chiudere l’argomento senza fare un’altra considerazione a margine dell’astrologia. Forse non è così facile come dicevo poc’anzi, far capire alla gente che si tratta di una colossale turlupinatura, dal momento che fra la gente stessa, anche negli strati socialmente evoluti, è sempre più numerosa l’adesione a quel complesso fenomeno cultural - filosofico - religioso, noto sotto il nome di “New Age”, nel cui amplissimo calderone trova spazio anche l’astrologia, come dirò in un prossimo capitolo, che sto preparando.
Se ne avrò occasione, aggiungerò a questa pagina un prospetto di Costellazioni molto note, coi dati di distanza e luminosità delle relative stelle principali, per meglio evidenziare il concetto che ho espresso sopra.
3 luglio 2003