4  Dell’aldilà

Pensieri

Dunque, non sapremo mai? In questa vita, no di certo. E nell’aldilà? Bèh, nell’aldilà le cose potrebbero andare molto meglio. Nessuno, però, è mai ritornato a dirci come stanno le cose, né mai ritornerà. Possiamo pertanto solo congetturare. Intanto non è pensabile che ciascuna anima si trovi totalmente isolata dalle altre, pur se assorbita nella eterna contemplazione di Dio. La Rivelazione ci parla dei “Cori Celesti” e soprattutto della “Comunione dei santi” (cioè dei “salvati”). Quindi è pensabile che tutte le anime siano in comunione (in comunicazione?) tra loro: non sappiamo come, ma dev’essere così. Quanto affermava J. Donne (No man is an island = Nessun uomo è un’isola) è vero soprattutto per la parte spirituale, cioè per l’anima. Ma se così è, l’orizzonte delle congetture si allarga infinitamente; infatti in questo caso possiamo supporre senz’altro che le anime “ex Terra” si troveranno automaticamente in comunione anche con tutte le anime provenienti da ogni angolo del Creato! E allora sapremo: avremo la percezione dell’infinita potenza del Creatore.

Animato da questa speranza, anzi da questa ansiosa attesa, non riesco, per quanti sforzi faccia, a capire la mentalità degli agnostici e tanto meno degli atei, soprattutto di quelli che hanno avuto la fortuna, anche per la loro non comune intelligenza, di raggiungere le più alte vette del sapere umano. Accenno solo a due personaggi, i primi che mi vengono in mente: all’astrofisica Margherita Hack (direttrice - mi pare - dell’Osservatorio Astronomico di Trieste), della quale ho recentemente udito un’intervista di Enzo Biagi, ma che conosco da lungo tempo per le sue non rare apparizioni in TV in trasmissioni di carattere scientifico; e di Augusto Guerriero (Ricciardetto), scomparso parecchi anni fa, di cui parlerò più avanti.

Dunque, la Hack, che ha sempre dichiarato di essere atea, alla domanda di Enzo Biagi: “Che cosa si aspetta dopo la morte?”, ha semplicemente descritto quale sarà il destino degli atomi che compongono il suo corpo; nessun accenno al destino dell’anima, che per lei dunque, se esiste, seguirà la sorte degli atomi del corpo. Pertanto - secondo lei - alla fine dei tempi, quando cioè la Terra avrà subito la sorte riservata a tutti gli altri corpi celesti fagocitati dal gigantesco Sole collassato, e dopo che tutta la materia del sistema si sarà raffreddata e dissolta, gli atomi ex Margherita Hack, frammisti agli altri ex Terra (ex animali, ex vegetali, ex minerali) vagheranno nel Cosmo e dopo chissà quanti miliardi di anni, se si potessero identificare, si ritroverebbero dispersi in qualche nuovo corpo celeste (stella, pianeta, cometa, pulviscolo, pietra vagante, ecc.)

Ragionando da credente, ritengo l’eventualità predetta - per quanto riguarda il corpo - non solo possibile, ma anzi l’unica effettivamente ammissibile per un ateo; e non sembri un paradosso. Nella Scrittura è infatti detto: “Aperuisti credentibus regna Caelorum”. Non a tutti; solo “credentibus”. Parlerò in un altro capitoletto, più avanti, del destino dell’anima dei non credenti.

Non ci dobbiamo stupire granchè se molte persone d’ingegno la pensano allo stesso modo della Hack. Diceva Ricciardetto (pseudonimo di Augusto Guerriero, pubblicista e Consigliere di Stato): “La ragione non porta a Dio”. Già, perché la ragione (la ragione empirica) non riesce ad andare più indietro di quel fatidico milionesimo di secondo dopo il famoso big bang, di cui si è parlato al punto 1.

Io mi aggrappo tenacemente alla Rivelazione: l’unica speranza di salvezza. E per salvezza intendo non solo quella dell’anima, ma anche quella del corpo. Certo, è un mistero che, come tutti i misteri e dogmi della fede, supera qualunque capacità intellettiva umana. Ma ci credo, ci debbo credere, pensando che l’Autore del Creato tutto può fare.

Penso, inoltre, che l’attesa di questo meraviglioso evento non debba essere estenuante, cioè troppo lunga, dopo la fine di questa vita. Ma poiché la “risurrezione della carne” dovrà avvenire necessariamente dopo la scomparsa dalla Terra di tutto il genere umano, mi si obietterà che più sopra ho ipotizzato che ciò potrà avvenire tra qualche milione di anni, per cui tutti coloro che muoiono nella nostra epoca dovrebbero aspettare milioni di anni per essere “risuscitati”. No! Io penso che non debbano aspettare tanto, anzi, che non debbano aspettare affatto. Forse non riuscirò a spiegare il mio concetto, ma ci provo.

Penso che dopo la morte, solo il corpo è soggetto alle leggi fisiche della decomposizione e della trasformazione della materia secondo i modi e i tempi della biologia. Solo il corpo, quindi, seguirà le sorti del pianeta. Ma il corpo, privo di vita, non ha alcuna percezione né temporale, né spaziale, né di alcuna altra specie; per cui un anno, mille anni, un miliardo di anni, per il corpo è tutt’uno.

E l’anima? Il destino dell’anima è diverso. Intanto l’anima, essendo puro spirito, non soggiace alle leggi fisiche. Tralasciamo qui di parlare delle diverse situazioni in cui le anime si troveranno, dopo la morte, per effetto della loro posizione - diciamo così - debitoria di fronte al Divino Giudice. Parliamo dell’anima in generale. Essa, dopo la morte, si trova in uno stato di perfetta quiete, perché al di fuori di qualsiasi interferenza del mondo fisico. Per lei non esistono più le vicissitudini del pianeta dove ha vissuto quasi incapsulata nel corpo; non è più soggetta alle rotazioni, alle rivoluzioni del pianeta: quindi, niente giorni, niente notti, niente stagioni, né anni. Il tempo non esiste più. Quindi, a maggior ragione si può fare per l’anima il discorso che si è fatto per il corpo: uno, mille, cento miliardi di anni sono tutt’uno. Ecco perché, più sopra, dicevo che l’attesa della “risurrezione della carne” non sarà estenuante. Io la penso così, e non mi si accusi di presunzione, dato che questo mio pensiero escatologico contrasta con quello di taluni esegeti cristiani. Per citarne uno, S. Efrem Siro sosteneva che l’anima del giusto, dopo la morte, non entra subito nella beatitudine, ma resta - per così dire - in stand-by fino alla resurrezione del corpo; non dice, però, qual è l’unità di tempo per misurare lo stand-by.

Come poi e quando il Creatore farà risorgere i nostri corpi è e sarà sempre un imperscrutabile mistero; e non ci deve interessare né il come, né il quando. Importante è solo una cosa: che l’anima si trovi nello stato di salvezza, cioè nella visione di Dio “come Egli è”.

Dio invero creò l’uomo per l’immortalità, e lo fece ad immagine della sua propria natura.
(Sapienza: 2 / 23).

(Digressione su Ricciardetto). Negli anni 60 - 70, ho seguito a lungo questo scrittore di cui ammiravo la chiarezza di esposizione, la ferrea logicità del ragionamento, la vastissima cultura. Certo, non ne condividevo l’agnosticismo, ma speravo che prima o poi anche lui venisse toccato dalla Grazia, come gli avvenne, se si può fare il paragone, per quanto concerne la musica. C’è da dire infatti che egli non parlava quasi mai di quest’arte, dichiarando di esservi totalmente negato. Un giorno, però, conobbe una signora (mi pare, una napoletana), musicologa, che piano piano, quasi tenendolo per mano, lo introdusse ai segreti delle tecniche di ascolto facendogli conoscere le opere dei giganti della musica, che egli conosceva solo per la loro storicità. Fu una rivelazione per lui. Da allora non perdeva occasione per esaltare con alate parole, ora la grazia divina di Mozart, ora le inarrivabili architetture musicali di Bach, rimpiangendo amaramente di essere giunto a tali godimenti dello spirito solo nella tarda età.

Ciò insegna che a volte, nella vita, un incontro, un suggerimento, una parola amica possono aprirci orizzonti insospettati.

Luglio 1999.