24 La casa
Sic vos, non vobis, nidificatis aves.
(Verg.)
Penso alla casa. Alla mia casa. Quella che con tanti sacrifici abbiamo costruito in Cooperativa. Ma è proprio mia? Vediamo un po’. Si, le carte dicono che è di mia proprietà (mia e di mia moglie). C’è l’atto del notaio, la partita catastale, l’iscrizione all’Ufficio dei Registri Immobiliari, l’atto di quietanza del pagamento del mutuo, la cancellazione dell’ipoteca. Tutto in regola. ILLUSIONE!!! Mathaiòtes mathaiotèton: tà pànta mathaiòtes!!!1
“Proprietà” è una parola vana, illusoria; si potrebbe dire che il possesso di un bene materiale (mobile o immobile) è sempre provvisorio. Forse si potrebbe parlare di proprietà quando il possesso durasse, che so, almeno qualche centinaio di anni. In questo senso, il vero proprietario di tutti i beni duraturi è lo Stato. Il singolo cittadino cosiddetto “proprietario”, a mio avviso, è solamente una specie di “usufruttuario”, e nemmeno a titolo gratuito, dato che ogni immobile è sempre gravato da una serie di balzelli che l’ “utente” deve pagare allo Stato, alla Regione, alla Provincia, al Comune, per non parlare delle continue spese di manutenzione e quant’altro. Considerando poi la brevità della vita umana, la precarietà del possesso è del tutto evidente. Obiezione: “Ma il proprietario può vendere, oppure, quando muore, subentrano gli eredi…” Certamente; ma anche l’acquirente, o gli eredi, a loro volta, non saranno altro che “usufruttuari” di passaggio, che pagheranno a loro volta tutta la serie di balzelli, manutenzioni e rifacimenti, e così di seguito; con l’aggiunta che ogni passaggio di proprietà si traduce per lo Stato (e non solo per lo Stato) in un’occasione per spillare altri quattrini a chi vende, a chi compra e a chi eredita. Non c’è scampo. E anche quando, per esempio, la “mia” casa cadrà o per vetustà o per demolizione, lo Stato e gli altri Enti “padroni” avranno sempre il modo di grattarci qualcosa, o dal terreno residuato, o dall’eventuale nuova costruzione che su di esso dovesse sorgere. Quando qualcuno si accinge a costruire una casa, o un qualunque immobile, e fatto il progetto si presenta all’Autorità per averne l’approvazione e le necessarie autorizzazioni, essa, l’Autorità, con un sogghigno si frega le mani: la formicuzza sta portando un chicco più grosso di se stessa al granaio comune.
Ec (Qoèlet), 1, 2.
Μαθαιοτεσ μαθαιοτετϖν, τα παντα μαθαιοτεσ.↩︎