38  Berta

Pensieri

Ieri sera è morta Berta. Aveva dieci anni; quindi era vecchia, malandata in salute: aveva addirittura un tumore alle mammelle. Soffriva tanto: ormai non le facevano più effetto nemmeno gli antidolorifici. Era uno strazio vederla soffrire.

Per tutti noi era come una di famiglia, soprattutto per il suo attaccamento ‘materno’ per Benedetta, avendola quasi ‘adottata’ quando nacque.

A parte il comprensibile dispiacere di tutti noi, il fatto ha certamente creato qualche problema a Rita ed a Marco, che dovevano pur dirlo a Benedetta, prima o poi. Non so i particolari; so che la bambina stamattina ha telefonato, piangendo, ad Elena, che ha cercato di confortarla come meglio ha potuto, dicendole che Berta non soffriva più, e che anzi adesso era davvero felice, perché era andata a stare nel paradiso degli animali, a giocare con tutti gli altri cagnolini.

Il discorsetto di Elena ha sortito l’effetto desiderato; infatti stasera la bambina è venuta qui con la mamma, e l’ho trovata abbastanza rasserenata.

A margine di questo fatto, mi viene spontanea una breve considerazione. Quando Elena ha parlato alla bambina del “paradiso degli animali”, probabilmente era convinta che stesse dicendo una ‘pietosa bugia’. Non gliel’ho chiesto, né glielo chiederò, perché so che mi manderebbe a quel paese. La considerazione che voglio fare riguarda, appunto, il destino dell’anima degli animali dopo la morte, cioè “l’aldilà” delle bestie. Dico ‘bestie’ perché, anche e soprattutto in questo campo, si impone una netta differenziazione con quello che è l’aldilà dell’uomo, argomento di cui ho già parlato in altre parti di questi miei ‘pensieri terra-terra’; basti qui solo accennare che essendo l’uomo, a differenza delle bestie, dotato di raziocinio con cui esercita le facoltà che gli derivano dal libero arbitrio, egli è l’artefice del proprio destino.

Le bestie, al contrario, non hanno raziocinio, ma solo impulsi istintivi dai quali sono regolati tutti i loro comportamenti, anche nei rapporti con l’uomo. E tanto meno, nei loro confronti, si può parlare di libero arbitrio. Ma hanno l’anima, cioè una parte spirituale che non può essere stata originata dalla materia, e quindi, necessariamente, è emanazione della trascendente Entità immateriale che tutto ha creato1. Quindi, anche per l’anima delle bestie vale il discorso che, essendo emanazione dell’Entità eterna, essa non può soggiacere alle leggi fisiche e biologiche che, dal momento della morte, attivano le alterazioni e trasformazioni della materia costituente il corpo dell’individuo.

All’uomo non è dato sapere quale sia il destino ultimo della parte spirituale che anima le bestie. È peraltro presumibile che, non essendo queste, come detto sopra, soggettivamente responsabili dei propri comportamenti (perché prive di “coscienza e raziocinio”), le loro anime si ritrovino, dopo la morte corporale, reintegrate in qualche modo nello Spirito eterno da cui provengono, non avendo, a differenza dell’uomo, alcuna colpa da espiare.

13 luglio 2000


  1. Anche Papa Wojtyla ha, qualche tempo fa, affermato che gli animali hanno certamente un’animula. Non cambia molto il mio concetto: fiamma o fiammella, sempre fuoco è. Inoltre, nel suffisso diminutivo (anim-ula) usato dal Papa, mi sembra di poter cogliere un sostegno a quanto ho scritto in altra parte circa la “graduazione” delle anime (v. Cap. 12, e anche Cap. 39).
    16 gennaio 2005↩︎