45  Scrivere: perché? E per chi?

Pensieri

L’idea di buttare giù questi pensieri mi è venuta all’inizio dell’estate dell’anno scorso. Ho cominciato quasi per gioco, per ammazzare la noia e perché mi ero disabituato a scrivere in corsivo, a forza di star sempre lì a riempire schemi di parole incrociate con lettere maiuscole. Poi, man mano che ricuperavo una certa elasticità e velocità nella scrittura, quasi inconsciamente ho maturato l’intenzione di cimentarmi nella formulazione di qualche pensiero o considerazione su argomenti vari, se del caso con un occhio alla Sacra Scrittura (chè le cose veramente importanti le trovi solo lì), o su ricordi dell’infanzia e della giovinezza; anche per scrollarmi dal cervello le incrostazioni linguistiche e lessicali che mi si erano incallite dentro dopo una vita passata a scrivere contratti, verbali di sedute di assemblee, deliberazioni e corrispondenza nello stereotipato stile burocratico.

Nello stesso periodo ho anche provato a mettere giù qualche poesiola. Il primo impulso mi venne all’improvviso, una domenica che incontrai in chiesa un compagno di liceo, che non rivedevo da almeno quindici anni. Lui sedeva due file di banchi davanti a me e all’inizio non lo riconobbi; vedevo solo le spalle e la testa con una coroncina di capelli bianchi. Ma quando si portò l’indice e il medio della mano destra sulla guancia, come a massaggiare il muscolo sulla mascella serrata, quasi mi scappò di pronunciarne il nome ad alta voce: quel gesto infatti era un suo vezzo inconfondibile. Una valanga di ricordi mi sommerse, ed anche dopo la messa, quando ci trovammo nel sagrato e lui mi raccontava, quasi sussurrando, la sua tristezza infinita dacchè un cancro gli portò via la moglie, il mio pensiero correva ai tempi della giovinezza e vivido mi si stagliò nella memoria l’episodio della pistola e della roulette russa…

Poi Stefano ebbe la meravigliosa idea di regalarmi il computer… Da allora lo scrivere è divenuto più facile, più leggero; non devi stare a cancellare gli strafalcioni, né perdi tempo a cercare nel dizionario un sinonimo o la corretta ortografia delle parole: tutto è molto, molto semplificato. Per non parlare poi della stampa.

E così ora mi ritrovo un bel po’ di fogli scritti, e spesso mi domando: ma perché o per chi scrivo? Il perché credo di averlo già spiegato; ma per chi? Forse per me stesso. Ma che senso ha scrivere per se stessi? Se mi dicessero che uno scrive delle lettere a se stesso, e magari poi risponde a quelle stesse lettere, io direi che non è sano di mente. Dunque chi scrive, anche se non lo dice espressamente, e anche se non lo pensa, scrive sempre per gli altri, o per qualcun altro in particolare; il quale pertanto dovrebbe leggere. Ma come si fa a convincere qualcuno anche solo a dare un’occhiata al tuo “lavoro”, se quegli presume che tu non puoi scrivere altro che fesserie? Insomma, è un bel pasticcio!

Che fare? Gettare tutto nella pattumiera? No, non sarebbe una buona soluzione: come si dice, cosa fatta capo ha. Continuerò imperterrito a riempire qualche foglio, anche se Elena ha pronosticato che nessuno, tanto meno i miei figli, li degneranno di uno sguardo, ma li getteranno “a rifiuto” nel grande repulisti che faranno quando sia io che lei ce ne saremo andati.

26 settembre 2000