94  Il cardatore

Briciole

Ogni anno, sul finire dell’estate, veniva a casa nostra il vecchio Ziu Annassiu (=Ignazio), che di mestiere faceva il cardatore. Ogni anno, infatti, avevamo parecchi sacconi di lana di pecora da cardare: in parte per rinnovare i materassi e in parte per venderla. Il lavoro di Ziu Annassiu durava qualche giorno, e la ricompensa consisteva in una piccola somma di denaro ed una damigiana di vino bianco (di quello buono). Inoltre, per tutto il tempo che durava la cardatura, gli si doveva dare un buon pasto.

Ziu Annassiu era notoriamente molto bravo a raccontare “contus”, e così ogni giorno attorno allo scardasso si raccoglieva un numeroso gruppo di ragazzi del vicinato, per sentire qualcuna delle sue meravigliose e fantastiche storie di “Antoneddu cun su baculu”, “Brabasciutta”, “Spaccamontagna”: favolosi personaggi dalle infinite avventure, temerari ed invincibili, sempre alla ricerca di tesori nascosti in grotte inaccessibili o nei sotterranei di antichi castelli.

Quando il narratore affrontava i punti nevralgici della storia, anche mimando l’azione dei protagonisti, lo scardasso restava fermo. Ciò non sfuggiva a mia madre, che, sebbene fosse molto tollerante, quando la sosta diventava troppo lunga richiamava bonariamente il cardatore: “O tiu Anna’! A lu fagher andare siat s’iscardaxiu! Si nono, nudda a mandigare.” (O zio Ignazio! Bisogna farlo funzionare lo scardasso! Altrimenti, niente pranzo).

26 gennaio 2003