42 Vegetali
Parlando dell’anima degli animali, ho detto che essa è emanazione del Creatore e, quindi, non sono i gameti dei genitori a trasmetterla ai figli con la vita biologica. Infatti i gameti (spermatozoi e ovuli) sono semplicemente le cellule sessuali germinative che, fondendosi l’una nell’altra, daranno luogo ad un nuovo individuo. Quindi, presi singolarmente, i gameti non possono essere ritenuti “esseri viventi” in senso stretto, in quanto per “essere vivente” si intende l’organismo capace di nutrirsi, muoversi nello spazio e soprattutto riprodursi. Sebbene tanto gli spermatozoi quanto gli ovuli siano capaci di maturarsi (e quindi di nutrirsi) nonché di muoversi nei loro peculiari ambienti (perché si devono incontrare), nessuno di loro può dar vita ad un altro spermatozoo o ad un altro ovulo. Essi, quindi, non possono essere classificati in nessuna delle specie viventi, nemmeno tra i batteri o microbi, e pertanto non hanno anima; non avendola, poi, non possono trasmetterla in alcun modo.
E i vegetali hanno un’anima? Qualcuno dice di si, attribuendo anche alle piante una certa “sensibilità” o “reattività”, per esempio ai rumori, o la capacità di movimento per la ricerca della luce, delle sostanze nutritive, di un appiglio, etc. Taluno, addirittura, parla con le piante ed è sicuro di essere da loro ascoltato… Tra i contadini era abbastanza diffusa, un tempo, la credenza che per suscitare in una pianta (un fico, un pero, etc.), ritenuta “pigra”, una abbondante fruttificazione, bastasse che il padrone si aggirasse intorno alla pianta stessa, armato di scure o di roncola, e con fare truce la minacciasse ad alta voce di abbatterla, se alla successiva stagione non avesse portato i frutti sperati. Con tutto il rispetto per i nostri predecessori, io non posso dar credito a queste fole, anche se talvolta la cosa sembra abbia funzionato, complici senza dubbio le favorevoli condizioni climatiche. E se anche dovessi credere all’efficacia delle minacce alle piante impigrite, certamente non potrei mai credere a quell’altra diceria popolare, secondo cui le anguille si originano dai crini dei cavalli andati a finire in qualche raccolta d’acqua. In effetti, un tempo, la gente che non poteva comprare le anguille al mercato, se le doveva andare a pescare nei “carropus”, lungo i torrenti, intorpidendole col succo di certe erbe velenose; ma ciò perché tutti quelli che, strappati i crini ai cavalli e messili a bagno attendevano la miracolosa metamorfosi, alla fine si stancavano di aspettare.
Tornando ai vegetali, mi riesce molto difficile pensare che abbiano anch’essi un’anima. Tra animali e vegetali è evidente una certa analogia per quanto riguarda l’accrescimento, ossia la moltiplicazione delle cellule, ma enorme è il divario circa l’alimentazione, i processi vitali, la riproduzione.Per quanto riguarda, poi, i rapporti con l’uomo e limitando il discorso ai soli animali superiori e alle piante più note, è impossibile qualunque raffronto. Un cane, un gatto, un cavallo possono dimostrarti in qualche modo il loro affetto, il loro attaccamento, o anche la loro ostilità. Se osservi la cura e la dedizione con cui attendono alla prole, o se scorgi nei loro occhi la gioia o la tristezza, la noncuranza o l’attenzione o la rabbia, ti rendi conto che stai intravedendo in essi l’esistenza di quel quid che non può essere ‘materia’. Ma le piante? Le piante non scodinzolano, non hanno né occhi né orecchi, né si curano dei loro frutti: quelli che non vengono mangiati dall’uomo o dagli animali, giunti a maturazione cadono sul terreno per gravità e sfameranno altre miriadi di esseri grandi e piccoli; e qualche volta, se va bene, spunterà una nuova pianta.
A proposito dei frutti, mi viene un altro pensierino terra-terra. Quando mangiamo un melone o un’anguria, o una pera, o “passiamo” i pomodori nella macchinetta per il sugo, buttiamo via i semi. Si, diciamo proprio così: “i semi”. No, non sono semi. I semi sono i gameti (polline e ovuli) che hanno originato il frutto, nel cui interno si sviluppano gli embrioni, ossia le nuove piante “in fieri”. Il frutto della pianta, quindi, si può paragonare all’utero dei mammiferi dove si sviluppa l’ovulo fecondato ossia il nuovo essere. In sostanza, la parte dei frutti che generalmente chiamiamo semi non sono altro che “i feti” della pianta. Cosa credete che sia una pera col verme? È un utero “in affitto”. Anzi, “in comodato”.
Ora, se ammettessimo che anche i vegetali hanno l’anima immateriale, per lo stesso ragionamento fatto per gli animali dovremmo ammettere che tale anima è presente nell’essere vegetale al primo suo formarsi negli organi della pianta-madre (i cosiddetti semi). Da questo postulato deriverebbe un corollario abbastanza curioso e per certi versi angoscioso: l’uomo è il maggior divoratore di esseri viventi della terra. Infatti, a tutti gli alimenti che l’uomo trae direttamente dagli animali, dovremmo aggiungere anche quelli a base vegetale (derivati dal grano, riso, mais etc.), e quindi ogni forma e tipo di pane, di paste, di dolci etc., oltre alle varie specie di legumi, erbe ed oli vegetali. Cosa ne pensano i vegetariani?
20 agosto 2000