49 Libertà di fede
Dio ci ha lasciati liberi di credere o di non credere in Lui, cioè di avere o di non avere la fede religiosa, come meglio ci pare. Infatti Egli non perseguita o punisce, in questa vita, il non credente. Tutti possiamo osservare come la vita terrena, materiale e anche sociale dell’ateo trascorra né più né meno come la vita del credente. Spesso notiamo che persone agnostiche o dichiaratamente atee, per quanto riguarda la vita sociale, sono cittadini esemplari, osservanti in tutto e per tutto le leggi dello Stato.
Ma attenzione! Proprio in questa totale libertà, a mio parere, sta la loro condanna! Infatti, non serve essere convinti che l’anima perisca col corpo; l’anima non ha nulla di materiale, non può essere né scissa né analizzata in componenti chimici o fisici, né la sua esistenza può essere attribuita a radiazioni atomiche o elettromagnetiche di nessun tipo (sempre determinate da fattori fisici). Quindi l’anima dell’ateo, non soggiacendo alle leggi fisiche della materia, sopravvive al corpo come l’anima del credente, checché ne pensi l’interessato.
Ma allora, anche l’ateo che abbia trascorso la vita in modo irreprensibile, da cittadino esemplare, sarà salvo? A mio modo di vedere, assolutamente no. Dio dà a tutti infinite occasioni per conoscerlo e credere in lui; e se l’ateo, nonostante queste occasioni, sceglie deliberatamente di non credere, mi vien fatto di pensare che Dio si faccia quasi da parte, rispettando la sua scelta. Però Dio è perfetto ed eterno in ogni sua attribuzione, e quindi il suo distacco dal non credente resta in eterno.
Penso quindi che la scelta di non credere, in definitiva, sia la condanna dell’ateo. Né mi si può obiettare che, proprio per i suoi convincimenti, all’ateo il distacco di Dio non faccia né freddo né caldo neanche dopo morto; no, non è così. L’ateo, durante la vita terrena, ha maturato la sua scelta di “non-fede” perché in lui hanno prevalso, per vari motivi che possono variare da individuo a individuo, fattori di valutazione essenzialmente materialistici o edonistici; oppure perché si è trovato a vivere e crescere in ambiente familiare o sociale ateo, ecc. ecc. Quindi la sua anima si è trovata, durante la vita terrena, mortificata e oppressa, e pertanto incapace di suscitare nell’individuo sentimenti idonei a fargli percepire il senso dell’Eterno, restando anzi essa stessa coinvolta nell’infausta scelta. Però, dopo la morte corporale, l’anima, trovandosi finalmente liberata da ogni pastoia e compromissione con la fisicità dell’individuo, tenderà per la sua stessa natura ad un ricongiungimento con lo Spirito che l’ha emanata; ma nello stesso tempo avrà la consapevolezza della ripulsa da parte del suo Creatore, in dipendenza della tremenda scelta nella quale si è trovata implicata come “parte integrante e sostanziale” dell’individuo. Non solo: l’anelito dell’anima verso Dio sarà inestinguibile e, per converso, inestinguibile sarà la ripulsa divina, eternamente; anche perché l’ateo - come negatore di Dio - personifica il massimo della bestemmia e della superbia, in quanto pone se stesso al disopra dell’infinita Maestà di Colui che tutto ha creato.
11 novembre 2000
E la vita eterna è questa, che conoscano te, solo vero Dio, e Colui che hai mandato, Gesù Cristo.
(Gv. 17 / 3).
Perché Tu hai stabilito che ogni anima che è nel disordine sia la sua propria pena: e così è.
(S.Agostino, Confess.).