85  L’ateo

Briciole

Vita mutatur, non tollitur.

Tutti i negatori di Dio, cioè gli atei sia pratici che teorici, sono destinati a ricredersi nell’arco della loro vita terrena; i più pervicaci magari si ricrederanno nell’ultimo istante, proprio al cessare della vita biologica; ma non potranno sottrarsi a tale destino.

È questo un pensiero che mi è venuto così, per una strana associazione d’idee, nel ricordare il succitato versetto della vecchia liturgia per i defunti.

Secondo me, è proprio nel momento della morte corporale che ogni essere fa le più strabilianti, inimmaginabili e forse terrificanti scoperte, e tutte in un solo istante: la consapevolezza di non essere morto, ma di essere vivo al di fuori del corpo, in una forma senza dimensioni, eppure molto più completa; la netta percezione di essere al di fuori del tempo, quindi in una situazione illimitata; l’irrefrenabile anelito al ricongiungimento con quella Forza, non descrivibile con parole umane, dalla quale ogni essere, inconsapevolmente, si staccò (o meglio, fu distaccato, trasferito) al momento di iniziare la vita terrena inglobato nella materia e nel tempo. Anelito che, per averne un’idea, si può paragonare ad un flusso di elettroni irresistibilmente attratti da un Immane Magnete, annegando nel quale l’appagamento sarà totale ed eterno.

Ma il negatore di Dio, nello stesso istante in cui constaterà che quella Forza è proprio quel Dio che, nella vita terrena, lui non ha voluto riconoscere, farà la tremenda scoperta: quel Dio che l’ha lasciato libero di pensare e di agire nell’ateismo, gli volta le spalle: è, si, l’Immane Magnete, ma il flusso è di eterna ripulsa.

25 giugno 2002