26 Toponomastica
La gente suole fissare gli avvenimenti della vita, almeno quelli di una certa importanza, al luogo geografico in cui si sono verificati, dando al sito un nome che ricordi l’avvenimento stesso. Il toponimo, però, può nascere anche da fatti insignificanti ed essere in uso solo fra un ristretto clan, senza passare quindi ad alcuna registrazione catastale. Ciò si verifica soprattutto fra la gente di campagna. Io stesso sono stato, involontariamente, il creatore di un toponimo quando avevo appena quattro anni.
Mi ero beccato la malaria in forma gravissima (m. perniciosa), e tutte le mattine i miei genitori mi dovevano portare, anche con la febbre alta, da “Foresta” al paese, dal medico, che mi faceva le iniezioni. Ancora non avevamo l’automobile, e si andava col calesse. In uno di questi viaggi, proprio mentre mi destavo dal torpore che mi aveva preso, il mio sguardo fu attratto dalla particolare conformazione del terreno adiacente alla strada, in una ampia curva. In quel tratto, la strada era stata scavata nel fianco molto scosceso di una collina, e la scarpata che ne risultava appariva formata da numerosi strati, divisi l’uno dall’altro da righe oblique, parallele, di colore e consistenza diversa dal terreno argilloso che costituiva la scarpata stessa. Ero passato tante volte in quella strada, ma mai avevo fatto caso ai particolari che ho descritto. Quel giorno, però, questi si sono fissati nella mia memoria proprio mentre mio padre, rispondendo a qualche domanda di mia madre, disse: “Barigadu.” Nella mia mente infantile, vedere quel terreno a strisce come una torta ed abbinarlo alla parola “Barigadu” fu tutt’uno. Chissà perché, ebbi la convinzione che mia madre avesse chiesto a mio padre come si chiamasse quel posto; da allora io chiamai quella curva “Barigadu”, con chiunque mi trovassi a doverne parlare o in qualsiasi circostanza dovessi fare riferimento a quel posto. E così, prima i miei fratelli, e poi chissà quante altre persone, hanno sempre creduto che quel posto si chiamasse proprio “Barigadu”. Dopo molti anni ho appurato la verità: la risposta che mio padre dette a mia madre aveva solo un significato temporale, quello che “Barigadu” ha in logudorese, e cioè “Dopodomani”.
In altre circostanze, la gente suole “marcare” un posto, per tener viva la memoria di un qualche avvenimento, non con un nome, ma con altri segni: un cippo, una croce, un cumulo di sassi, ecc. In genere si tratta del punto esatto dove qualcuno ha perso la vita, per un incidente o per un improvviso malore. Anche girando per la città, capita spesso di vedere sul bordo del marciapiede, un mazzo di fiori in un vasetto: si tratta sicuramente della ricorrenza di un fatto luttuoso. Addirittura, c’è un punto dove i fiori sono sempre freschi, fiori bellissimi e costosi. In qualunque stagione, con qualsiasi tempo, mani pietose provvedono a sostituire i fiori prima che appassiscano. Mi è stato detto che proprio in quel punto, è morto un ragazzo per incidente stradale. Ormai sono parecchi anni che passo di lì: i fiori non mancano mai.1
31 gennaio 2000
Ora i fiori sono appassiti. Sono ormai tre mesi che non vengono rimpiazzati. Chissà, forse è morta anche la persona pietosa. «Tout passe, tout casse, tout lasse…»
20 agosto 2003.↩︎