58  Para fama e crocadì

Pensieri

L’onorevole Pautasso occupava il suo scanno al senato da lunghissimo tempo, da quando l’aveva chiamato all’alto ufficio personalmente sua maestà il re.

Attorno al personaggio s’era andata creando un’aura di grande saggezza, documentata da tantissimi aneddoti che, a dire il vero, si generavano quasi per germinazione spontanea, l’uno dall’altro, in una serie infinita. Il senatore ne restava però totalmente al di fuori, cioè nulla faceva o diceva che potesse alimentare i racconti. E chi fosse andato a spulciare gli atti parlamentari, sarebbe rimasto grandemente deluso: non avrebbe trovato, nelle registrazioni ufficiali di tutti quegli anni, neppure la traccia di un solo intervento del senatore. Eppure, tutti i colleghi che in aula prendevano la parola, specie i più giovani, non si curavano tanto dell’effetto dei loro discorsi sull’uditorio, quanto del consenso o del dissenso che trasparisse dal volto dell’onorevole Pautasso. Lui era il vero punto di riferimento; lui che con un quasi impercettibile cenno del capo, con la severità dello sguardo, con l’inarcarsi d’un sopracciglio approvava o stroncava quanto l’oratore di turno andava dicendo.

Spesso, soprattutto quando si discutevano argomenti importanti, tutti si auguravano che, finalmente, l’onorevole Pautasso chiedesse la parola ed esprimesse il suo illuminato consiglio. Ma lui, niente; immobile come una statua, lo sguardo perso nell’infinito, l’atteggiamento severo e maestoso del volto accentuato o forse addirittura determinato dai folti basettoni che si raccordavano agli ancor più imponenti mustacchi, dava l’impressione di essere il depositario di ben più alti pensieri, inaccessibili ai comuni mortali.

Fu in una concitatissima assemblea dell’ottobre 1922, quando gli squadristi di Mussolini si appressavano alla Capitale e i governanti dovevano decidere se fermarli con le mitragliatrici o spalancargli le porte della Città, che l’onorevole Pautasso alzò la mano destra con l’indice puntato in alto. Un silenzio irreale piombò nell’aula. Il presidente, con tono solenne, proclamò: “L’onorevole Pautasso ha facoltà di parlare.” E il vecchio senatore, sempre con la mano alzata e con l’indice puntato verso l’alto, senza nemmeno alzarsi dallo scanno, disse: “Non si potrebbe chiudere quella finestrella lassù? Ne viene uno spiffero…”

23 luglio 2001


Proverbio campidanese che significa: fatti la fama e dormi; cioè, diventa famoso e camperai di rendita.