32  Impronte

Pensieri

Si fermò davanti al cancello in ferro battuto semiaperto, chiamando a gran voce non so se la madre o la sorella; ma nessuno rispondeva. Insistette ancora con la voce sempre più alterata dalla rabbia che montava. In fondo, non doveva trattarsi di cosa molto importante, altrimenti sarebbe andato dentro per sincerarsi se davvero in casa non ci fosse nessuno o se i suoi richiami non fossero stati sentiti; ci voleva tanto?

Il furore sembrava gli schizzasse fuori dagli occhi. Alzò la faccia verso il cielo; con un ghigno terribile sputò e agitando i pugni in aria, lanciò una bestemmia a Dio.

Ogni volta che passo davanti a quel cancello, mi ricordo quella bestemmia: è come se quel posto sia stato marchiato con un’orma indelebile, e non posso fare a meno di rivolgere il mio povero pensiero al Signore, chiedendogli perdono per tutte le bestemmie del mondo.


Uscì dal portone barcollando e tenendosi un batuffolo di bambagia alla piega del braccio denudato. Farneticava e gridava qualcosa, non si capiva a chi, guardando verso un balcone dove non c’era nessuno. Chiaramente, si era drogato.

Si sedette su un gradino della breve rampa che porta al marciapiede, appoggiando le spalle alla parete della casa. Ciondolava il capo da una parte e dall’altra, come in preda a capogiri. Ogni tanto dava in urla bestiali. Infine, nel colmo della crisi, alzò un pugno verso il cielo e bestemmiò a gran voce il nome di Dio. Cadde lungo la parete e non si mosse più: sembrava morto.

Qualcuno chiamò il prete che gestisce un Centro di Accoglienza lì vicino. Venne subito; si avvicinò al drogato dicendo: “Ah, sei tu!” Gli sollevò un braccio e lo lasciò ricadere. Volgendosi al capannello di persone che intanto si era raccolto, disse: “Non è morto. Tra un po’ si riavrà”.

Infatti, dopo una diecina di minuti si riebbe; a stento si rimise in piedi, faticò un po’ per avviare il motore del suo macinino e se ne andò, con guida incerta.

Anche quel posto, per me, è come se sia stato marchiato con un sigillo indelebile.


Salivano verso la piazza, chiacchierando e ridendo, due ragazze e un ragazzo. Erano tutti sui quindici anni o poco più. Il maschio, si capiva che cercava di atteggiarsi a uomo maturo, col linguaggio scurrile purtroppo di moda oggi fra i ragazzi. Tirò fuori una sigaretta, ma gli scappò di mano l’accendino, che venne inavvertitamente colpito al volo dal piede di una delle ragazze e schizzò lontano. Il ragazzo si fermò in mezzo alla strada, sollevò il volto verso l’alto con cipiglio risentito come se volesse dire a chi sta lassù: “Questa non me la dovevi fare!” E bestemmiò pesantemente contro la Madonna.

Ogni volta che passo di lì, mi ricordo dell’episodio e mi viene un senso di tristezza, pensando a quali limiti può giungere la stupidità umana.

La nausea mi impedisce di continuare; e purtroppo, potrei continuare a lungo.

Non userai in vano il nome del Signore Dio tuo; perché il Signore non considererà senza colpa colui che avrà usato inutilmente il nome del Signore Dio suo.
(Es., 20,7)

16 marzo 2000