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Pensieri

Fra le parentesi è compreso il lungo periodo che va dalla fine del 2001 alla metà del 2003, periodo in cui, per un anno, sono stato assorbito dalle mansioni di amministratore del condominio, e per la restante parte dagli strascichi di rogne nate nel 2002 e non ancora del tutto risolte.

Ora dovrei cercare di rimuovere, pian piano, le inappaganti e fuorvianti contingenze, fonti di preoccupazioni, difficoltà, acredini, litigi, risentimenti e conseguenti notti insonni. Anche se dalle stesse contingenze potrei trarre lo spunto per qualche considerazione “a margine”. Vedremo.

Ritornando quindi all’abitudine che m’ero presa già dal 1999, e cioè quella di buttare giù qualche mio pensiero peregrino, tanto per sfuggire alla noia, l’argomento che di primo acchito mi viene in mente di trattare riguarda l’impegno che mi sono assunto a metà del febbraio scorso: leggere la Bibbia (Antico e Nuovo Testamento) dalla prima parola all’ultima, note comprese. Per chi non ci ha mai provato, tale lettura forse apparirebbe troppo impegnativa, sia per il tempo che richiederebbe che per la fatica fisica. Io sto per concludere la lettura (mi mancano soltanto alcune lettere di S. Paolo, le altre lettere e l’Apocalisse), e siccome vi ho dedicato solo i ritagli di tempo, sono giunto pressoché alla fine quasi senza accorgermene, e son passati appena quattro mesi e mezzo dacchè ho iniziato.

Certo, per mettere in scritto qualche considerazione che non appaia banale, su un argomento di tale portata, occorre un minimo di riflessione. Prescindendo dal fatto che, per i credenti, la Scrittura è il fondamento stesso della religione rivelata, qui posso dire soltanto che la lettura della Bibbia è sempre affascinante, spesso sconvolgente e in molti punti commovente. È affascinante (e non può essere altrimenti), perché, anche se parte dell’Antico Testamento può sembrare una raccolta di libri di Storia del popolo ebreo (il Popolo che Dio si è scelto) e dei Popoli che con esso ebbero a che fare, tutta la Scrittura (cioè non solo i Profeti, ma anche i Salmi e tutti gli altri Libri) sono evidentemente ispirati da Dio. La Bibbia inoltre è sconvolgente perché, fino alla predicazione di Gesù Cristo, Dio ha, col Popolo eletto, un rapporto di amore sviscerato, ma possessivo, esclusivo, esigentissimo e troppo mal corrisposto dagli Ebrei. Questi, infatti, molto spesso si lasciavano tentare dai riti orgiastici ed idolatri dei Popoli vicini, ignorando la ferrea legge mosaica e soprattutto ignorando i prodigi fatti dal Signore nel liberarli dalla schiavitù dell’Egitto, nel dargli in mano, sconfitti ed annientati, i popoli ostili, nel guidarli verso la Terra Promessa attraverso la quarantennale peregrinazione nel deserto del Sinai. Le punizioni del Signore, in quei contesti, sono sempre state puntuali e terribili: Dio scatenava la sua ira e i fedifraghi morivano d’un colpo a migliaia, fulminati, o morsi da serpenti, o sterminati, o inghiottiti dalla terra per l’improvviso aprirsi, sotto i loro piedi, d’orride voragini. È questo il punto che maggiormente lascia perplesso il lettore: questa - oserei dire - diversità tra il Dio dell’Antico Testamento ed il Dio del Nuovo Testamento rivelatoci da Gesù Cristo. La perplessità è acuita inoltre dalla contestuale consapevolezza che Dio è l’Essere perfettissimo ed eterno, che non ha dunque in sé alcun tentennamento o alcuna necessità di adeguamenti, di ripensamenti; ed invece perdona e addirittura dimentica i tradimenti del suo Popolo. Comunque, il raziocinio e soprattutto gli esegeti ci aiutano a capire, come dirò in un prossimo capitoletto.

La lettura della Bibbia, infine, è commovente. Su questo, ben poco c’è da dire: la commozione è un moto intimo dell’animo del lettore; c’è chi si commuove e chi no. Io, parecchie volte, ho pianto a lacrime.

29 giugno 2003