89  Zia Gavina

Briciole

Di zia Gavina, sorella di mio padre, conservo tanti ricordi e, oserei dire, una vera e propria venerazione, sia per il bene che mi ha fatto, sia per le sue indicibili sofferenze patite a causa di una gravissima emiplegia, che la lasciò inchiodata al letto, muta e paralizzata, per una quindicina d’anni, accudita in tutto da mia madre. È incredibile la forza d’animo di quella donna, la sua sopportazione di una così grave infermità. Per questo io, fin dalla sua morte, nel mio immaginario l’ho sempre collocata direttamente nel Paradiso.

Io fui l’unico ad aver vissuto con lei per due anni a Ploaghe: la prima volta intorno ai quattro anni, quand’erano ancora vivi i miei nonni, per poter frequentare almeno un anno d’asilo infantile; la seconda volta a nove anni (frequentavo la 4a elementare), forse anche per farle un po’ di compagnia perché ormai i nonni non c’erano più, e lei era sola.

Ora, alla vecchiaia, i ricordi di quegli anni mi si affollano in mente, vaghi ma struggenti, difficili da raccontare. Come posso oggi raccontare cose fatte di nulla, come le scorribande che all’imbrunire facevamo, coi compagni di Carrela Longa? E le gare di corsa attraverso “sa bovida” (un sottopassaggio), urlando a squarciagola per il solo gusto di dar noia a due vecchie megere che vi abitavano sopra, e che ci rovesciavano addosso la risciacquatura dei piatti (o forse anche l’urina)? O le sfide a chi resisteva più a lungo attaccato al palo metallico di un lampione, non bene isolato, che disperdeva corrente? E la paura, non priva di un suo fascino misterioso, che si provava avventurandosi nei meandri di “sa domo ’e Maria Marronca”? Il posto altro non era che una collinetta di arenaria, da ogni parte sventrata colle mine dai cavatori di sabbia; ma per noi bambini quel posto, specie di notte, era popolato da streghe e demoni, come ci raccontavano i grandi (forse per tenerci lontani dal pericolo delle mine). Ancora mi ritorna in mente il triplice suono di tromba ed il grido del minatore che precedeva lo scoppio: “Attenti alla minaaa!… Che brujaaa!…”

28 luglio 2002