111  Balista

Pensieri

Per passare alla Storia (nel bene o nel male), a volte basta un nonnulla: non c’è bisogno di scoprire nuove terre, fare grandi invenzioni, fondare grandi città o distruggerle. Ricordate la storiella del senatore Pautasso? Ebbene, personaggi del genere se ne trovano tanti, e ognuno di noi può averne conosciuto qualcuno, o personalmente nella vita, o nei libri, o nei giornali. A volte, la persona più oscura, o quella di cui la gente dimenticherebbe volentieri anche il nome per le sue malefatte, è inchiodata lì, nei libri di Storia e nelle enciclopedie, solo perché o un artista, o uno scrittore famoso si è degnato annotarne il nome o un fatto di per sé irrilevante. Faccio qualche esempio.

Chi era Balista? Non certo l’inventore dell’omonima antica macchina da guerra, che scagliava sassi o strali. Balista era un grassatore, che assaliva i passanti di giorno e di notte per rapinarli: insomma, un pericolo pubblico. Finchè la gente, esasperata, non pensò bene di seppellirlo sotto una montagnola di pietre. Siamo a Roma, nel I° secolo a.C., e non è che le cronache ne abbiano parlato. Ma quella montagnola di pietre, che ridava al quartiere la tranquillità, fece vibrare l’estro poetico del grande Virgilio, che si affrettò a scrivere:

Monte sub hoc lapidum iacet Balista sepultus:
Nocte, die tutum carpe, viator, iter

(= Sotto questo monte di pietre giace sepolto Balista: sia di notte che di giorno riprendi, o viandante, il cammino ormai sicuro).

Quel cumulo di sassi, e quanto ricopriva, è polverizzato e disperso da secoli; ma il nome di Balista è immortalato nei libri di testo, perché il cuore di un poeta non restò insensibile al fatto, e ne scaturì un distico perfetto.

E chi era Eacida? Sappiamo che era re dell’antico Epiro (III° sec. a.C.) e che sicuramente guerreggiò contro i Romani. Ma non è ricordato tanto per le sue imprese, quanto per il fatto che affrontò i nemici, ringalluzzito dall’oracolo di non so più quale pitonessa: “Aio te, Aeàcida, Romanos vincere posse” (= Dico che tu, o Eacida, puoi vincere i Romani). Solo che il vaticinio, come del resto gran parte degli oracoli, poteva significare anche l’esatto contrario: “Dico che i Romani, o Eacida, ti possono vincere”. E infatti le prese.

1 settembre 2004


Oggi, a distanza di quattro anni, mi è tornato in mente un altro vaticinio famoso: “Ibis redibis non morieris in bello” che significa: “Andrai tornerai non morirai nella guerra”. Ma se nel testo si inserisce una sola virgola tra non e morieris, siccome in latino l’avverbio di negazione può anche seguire il verbo cui si riferisce, la musica cambia totalmente: “Andrai, non tornerai morirai nella guerra”.

5 settembre 2008